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Febbraio 2022

Tassi di deterioramento del credito al minimo storico (2,1%) nel 2021 e previsti in aumento nel 2022-23

La revoca delle moratorie e l’uscita dalle misure di sostegno al credito potrebbero tradursi in un aumento del rischio di insolvenza. NPL attesi in rialzo tra le microimprese e nei servizi.

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Nonostante l’impatto della pandemia, i flussi di nuovi crediti deteriorati hanno proseguito la loro diminuzione nel corso del 2021. La discesa dei nuovi NPL è dovuta agli effetti della proroga delle misure straordinarie a sostegno delle imprese, come la moratoria sui debiti e le garanzie pubbliche sui nuovi prestiti, che hanno impedito un aumento dei default e della rischiosità del credito.

A partire dal 2022 le misure straordinarie sul credito saranno gradualmente rimosse provocando un aumento del rischio di insolvenza. I flussi di nuovi crediti deteriorati sono previsti in crescita nel 2022, per poi calare nell’anno successivo, attestandosi su livelli di poco superiori al pre-Covid ma ancora molto distanti rispetto ai picchi raggiunti nel 2012. Al termine del periodo di previsione, le microimprese e il settore dei servizi, particolarmente colpito dalla pandemia, fanno osservare gli incrementi più pronunciati dei tassi di deterioramento, mentre le costruzioni e l’agricoltura registrano livelli migliori rispetto al pre-Covid.

Nonostante l’impatto della pandemia, i flussi di nuovi crediti deteriorati hanno proseguito la loro diminuzione nel corso del 2021. La discesa dei nuovi NPL è dovuta agli effetti della proroga delle misure straordinarie a sostegno delle imprese, come la moratoria sui debiti e le garanzie pubbliche sui nuovi prestiti, che hanno impedito un aumento dei default e della rischiosità del credito.

Sono queste le principali evidenze emerse dall’Outlook Abi-Cerved, che fornisce stime sui flussi di crediti deteriorati delle imprese nel 2021 con dettagli dimensionali, per settore, per area geografica e un orizzonte temporale che comprende previsioni fino al 2023.

I crediti deteriorati delle imprese italiane

I dati ufficiali della Banca d’Italia evidenziano, anche per il 2021, la prosecuzione del trend di di-scesa dello stock di crediti deteriorati accumulati dalle banche italiane. In base agli ultimi dati disponibili (settembre 2021), lo stock di crediti deteriorati lordi ha toccato quota 92 mld (in calo del 26,1% su base annua), un dato pari a un quarto del valore raggiunto alla fine del 2015 (360 mld). Le sofferenze lorde si sono ridotte a ritmi più intensi, attestandosi a quota 43 mld (-32,2%), mentre gli altri crediti deteriorati ammontano a circa 48 mld (-20,0%) di cui 44 mld sono inadempienze probabili (-20,1%) e 4 mld corrispondono ad esposizioni scadute (-18,9%).

Nel corso del 2021, il calo dello stock di crediti deteriorati è stato trainato dal minor flusso di crediti in default delle società non finanziarie. In base alle stime, a fine 2021 i tassi di deterioramento delle società non finanziarie si sono mantenuti ai livelli minimi della serie storica (2,1%). I dati dimensionali mettono in evidenza dinamiche eterogenee, con un andamento che nel 2021 continua ad essere in calo per le microimprese (dal 2,3% al 2,2%) e per le piccole imprese (dall’1,5% all’1,4%), mentre si registra un lieve aumento dei tassi per le grandi (dall’1,0% all’1,1%) e le medie imprese (dall’1,3% all’1,5%).

A livello settoriale, i comparti che nel 2021 continuano a far osservare una riduzione dei nuovi crediti in default sono l’agricoltura (dall’1,8% del 2020 all’1,5% del 2021) e soprattutto le costruzioni (dal 2,7% al 2,2%), con queste ultime che si portano su valori molto distanti dal pre-Covid (4,0% nel 2019) convergendo per la prima volta dal 2008 sui livelli degli altri settori. Diversamente, si registrano inversioni di tendenza con un lieve innalzamento dei tassi nell’industria (dall’1,7% del 2020 all’1,8% del 2021) e nei servizi (dal 2,1% al 2,2%), che rimangono comunque distanti dai livelli del 2019 (rispettivamente 2,3% e 2,8%).

Le previsioni al 2023

Le previsioni sull’andamento dei tassi di deterioramento nel prossimo biennio riflettono l’evoluzione del quadro macroeconomico successivo allo shock della pandemia. Lo scenario di riferimento è caratterizzato da una dinamica di ripresa favorita dall’andamento della domanda globale, dagli effetti espansivi delle politiche adottate a livello comunitario e da un trend crescente dell’inflazione. In questo contesto, persistono incertezze legate agli impatti della diffusione di nuove varianti del virus Covid e ai rincari delle materie prime, che potrebbero rallentare il processo di recupero dell’economia.

La ripresa economica sarà accompagnata da una progressiva uscita dalle misure pubbliche di sostegno al credito introdotte nel corso della pandemia per salvaguardare le imprese in difficoltà e garantire la tenuta del sistema. A partire dal 2022, la revoca delle moratorie, la riduzione delle garanzie del Fondo FCG sui finanziamenti per la liquidità e il rientro dal regime temporaneo di aiuti di stato potrebbero tradursi in un aumento del rischio di insolvenza, mitigato nel corso degli ultimi due anni anche grazie alla flessibilità, concessa dall’Autorità bancaria europea, sul tratta-mento contabile delle posizioni ammesse alla sospensione dei pagamenti, che ne aveva evitato l’automatica classificazione come NPL.

Sulla base di questo scenario, nel prossimo biennio, in assenza di una proroga delle misure sopra citate, i nuovi crediti in default delle società non finanziarie torneranno a crescere, per effetto degli impatti generati dalla pandemia sul nostro sistema produttivo.

Nel 2022 i tassi di deterioramento delle società non finanziarie aumenteranno di 1,7 punti percentuali portandosi al 3,8% (dal 2,1%), i livelli più alti dal 2016 (4,3%), per poi attestarsi su percentuali più basse nel 2023 (3,3%). Al termine del periodo di previsione, i tassi di deterioramento saranno più elevati rispetto al pre-Covid (2,9% nel 2019), ma su livelli ampiamente distanti dai picchi raggiunti nel 2012 (7,5%).

Le microimprese faranno registrare l’incremento dei tassi più pronunciato nel 2022 (dal 2,2% al 4,0%), con un calo nell’anno successivo che le porterà al 3,6%, risultando al termine del periodo di previsione la classe dimensionale con il maggior divario rispetto ai livelli pre-Covid (3,1% nel 2019). In aumento anche i nuovi crediti in default delle imprese di piccola dimensione, che evidenziano un netto rialzo nel 2022 (2,9% dall’1,4% del 2021) per poi attestarsi al 2,3% nel 2023, su livelli lievemente inferiori al 2019 (2,1%). Le imprese di medie e grandi dimensioni, che già nel 2021 avevano registrato una crescita dei nuovi crediti in default, faranno osservare rialzi dei tassi meno marcati. Le medie si porteranno al 2,8% nel 2022 (dall’1,5%) chiudendo all’1,9% nel 2023 (1,7% nel 2019), mentre le grandi passeranno dall’1,1% al 2,4%, per poi calare all’1,5%, su livelli di poco superiori al pre-Covid (1,3% nel 2019).

Nel 2022 la crescita dei tassi di deterioramento interesserà tutti settori dell’economia italiana, con i nuovi crediti in default in calo ovunque nel 2023. Al termine del periodo di previsione i tassi risulteranno più alti rispetto ai livelli pre-Covid in tutti i settori, eccetto le costruzioni e l’agricoltura. In base alle previsioni, l’edilizia risulta il comparto che nel prossimo biennio sarà meno penalizzato in termini di aumento dei tassi, con i nuovi crediti in default che saliranno al 3,6% nel 2022 (dal 2,2%) per poi calare lievemente nel 2023 (3,5%).

Previsioni di maggiore dettaglio evidenziano che nel settore industriale le classi dimensionali più colpite dallo shock Covid saranno le piccole e le medie imprese. Nel 2022 i tassi di deterioramento delle aziende di piccola dimensione aumenteranno di 1,7 punti percentuali portandosi al 3,4% (dall’1,7%), mentre le medie imprese passeranno dall’1,0% al 2,7%. Nonostante la riduzione dei tassi prevista per il 2023 (rispettivamente 2,4% e 1,8%), le aziende manifatturiere piccole e medie rimarranno su livelli di rischiosità significativamente più alti rispetto al pre-Covid (rispettivamente 1,6% e 1,2%).

Diversamente da quanto previsto per l’industria, nel settore delle costruzioni le imprese di piccola e di media dimensione risultano le classi meno impattate dal rialzo dei tassi di deteriora-mento. Le piccole imprese edilizie si porteranno al 2,8% nel 2022 (dal 2,1%), per poi ritornare al 2,1% nel 2023, attestandosi su livelli inferiori di 1,5 punti percentuali rispetto al 2019 (3,6%); le medie imprese evidenziano nel 2022 un rialzo di soli tre decimi (dal 2,9% al 3,2%), seguito da una discesa dei tassi più pronunciata nel 2023 (2,6% contro il 4,1% del 2019).

Nei servizi il peggioramento più significativo si verificherà tra le microimprese, che nel 2022 vedranno aumentare i tassi al 4,3% (dal 2,4%) per poi attestarsi al 4,0%, a livelli superiori di 1 punto percentuale rispetto al pre-Covid (3,0% nel 2019). Anche le piccole imprese faranno registrare un aumento molto netto dei nuovi crediti in default, portandosi al 2,8% (dall’1,2%), per poi attestarsi al 2,3% nel 2023 (contro il 2,1% del 2019). Le grandi aziende operanti nel terziario evidenziano una crescita più contenuta dei tassi, con la percentuale di nuovi crediti in default che raggiunge il 2,0% nel 2022 (dall’1,7%) per poi calare nettamente nel 2023 portandosi al di sotto dei livelli del pre-Covid (0,9% contro l’1,3% del 2019). Le imprese di media dimensione porteranno i tassi al 2,5% nel 2022 (dall’1,7%) attestandosi all’1,6% nel 2023 (contro l’1,8% del 2019).

A livello territoriale, nel prossimo biennio gli incrementi più marcati saranno osservati nel Nord-Ovest, dove la percentuale di crediti in default sul totale dei prestiti in bonis raggiungerà il 3,4% nel 2022 (dall’1,7%), per poi calare nel 2023 al 3,0% (sei decimi percentuali al di sopra del 2019), e nel Nord-Est, dove i nuovi crediti in default passeranno dall’1,4% al 3,2%, calando poi al 2,6% (+0,5 punti percentuali rispetto al 2019). Nel Centro i nuovi crediti in default si porteranno al 4,3% nel 2022 (dal 2,7%), scendendo al 3,8% nel 2023, su livelli superiori al 2019 di quattro decimi percentuali. Al termine del periodo di previsione, il Sud risulterà l’unica area che riporterà i tassi di deterioramento ai livelli pre-Covid. Dopo un rialzo al 4,5% nel 2022 (dal 2,8%), i nuovi crediti in de-fault si porteranno infatti al 4,2% nel 2023 (4,2% nel 2019).

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