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Luglio 2019

Nuove sofferenze arrestano la discesa nel triennio 2019-21

Nel 2018 prosegue il calo dei tassi di ingresso in sofferenza ma le previsioni di Abi e Cerved indicano che nei prossimi anni potrebbero registrarsi aumenti delle nuove sofferenze.

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Nel 2018 e nel primo trimestre del 2019 è proseguito, a ritmi sostenuti, il calo dello stock di sofferenze accumulate dalle banche italiane (-39% circa in termini netti), con una diminuzione di circa 21 miliardi rispetto a marzo 2018.

Le stime per il 2019 e le previsioni per il biennio 2020-21 evidenziano invece un’interruzione del processo di discesa dei tassi di decadimento, che si manterranno fermi al 2,5% nel 2019, con un peggioramento nel 2020 (2,6%) e un lieve miglioramento nel 2021 (2,4%), senza ridurre il gap dai livelli pre-crisi (1,7%).

In parallelo, nel 2018 anche i tassi di ingresso in sofferenza delle società non finanziarie hanno confermato il trend di riduzione, sebbene a ritmi più contenuti rispetto al 2017. I tassi sono passati dal 2,8% del 2017 al 2,5% del 2018, con cali diffusi a tutte le classi dimensionali, tutti i settori economici e tutte le aree territoriali considerate. Le stime per il 2019 e le previsioni per il biennio 2020-21 evidenziano invece un’interruzione del processo di discesa dei tassi di decadimento, che si manterranno fermi al 2,5% nel 2019, con un peggioramento nel 2020 (2,6%) e un lieve miglioramento nel 2021 (2,4%), senza ridurre il gap dai livelli pre-crisi (1,7%).

Questo è quanto emerge dall’Outlook sulle sofferenze delle imprese realizzato da ABI e Cerved, che fornisce stime e previsioni sui tassi di decadimento per classe dimensionale delle società non finanziarie ad un livello di dettaglio settoriale e territoriale.

Nel 2018 il calo dei tassi di ingresso in sofferenza ha riguardato tutte le fasce dimensionali. I flussi di nuove sofferenze per le micro e le piccole imprese si sono ridotti toccando quote del 2,7% e dell’1,8% (dal 3% e 2,2% dell’anno precedente). I tassi di ingresso in sofferenza per le medie imprese si sono attestati sull’1,5%, in calo di due decimi rispetto al 2017, mentre le grandi imprese hanno fatto registrare una diminuzione molto lieve, attestandosi su un valore dell’1,2%.

Secondo le previsioni, nel 2019 la discesa dei tassi si arresterà tra le microimprese e le piccole società, che nel 2020 vedranno lievemente aumentare i flussi di nuove sofferenze in rapporto alle consistenze dei prestiti in bonis, per poi riprendere il calo nel 2021 anche se a ritmi piuttosto contenuti (2,6% per le microimprese e 2,4% per le piccole imprese). Le imprese di media e grande dimensione evidenzieranno invece un rialzo dei tassi di ingresso in sofferenza già dal 2019 (1,6% per le medie e 1,3% per le grandi), con le grandi che continueranno a peggiorare nel 2020 (1,4%). In tutte le fasce dimensionali nel 2021 i tassi di ingresso in sofferenza supereranno ampiamente i valori pre-crisi.

A livello settoriale, i tassi di decadimento tenderanno a convergere per effetto di un miglioramento nelle costruzioni (dal 4% del 2018 al 3,2% del 2021), e di un arresto della discesa, o peggioramento, nell’agricoltura (2,0% nel 2021), nell’industria (2,0% nel 2021) e nei servizi (2,4% nel 2021). Al termine del periodo di previsione per tutti i settori il divario rispetto ai livelli pre-crisi continuerà ad essere molto consistente.

A livello territoriale, in base alle previsioni continueranno a persistere differenze significative tra le diverse macroaree. Nel Centro-Sud, proseguirà la discesa dei tassi, anche se a ritmi contenuti, raggiungendo al termine del periodo di previsione il 3,3% al Sud e il 2,9% al Centro, livelli molto distanti rispetto ai valori del 2008 (2,2% al Sud e 1,8% al Centro). Nel 2021 le regioni del Nord manterranno i tassi di decadimento su livelli analoghi o vicini al 2018, con il Nord-Ovest al 2,1% e il Nord-Est in lieve peggioramento all’1,8%, ma distante solo quattro punti decimali dai livelli pre-crisi (1,4% nel 2008).

Nel complesso, al termine del periodo di previsione si avvicineranno maggiormente ai livelli pre-crisi le imprese industriali (2,0% contro 1,8% nel 2008) e quelle del Nord-Est (1,8% contro 1,4% nel 2008). Le piccole e medie imprese operanti nel comparto industriale saranno le uniche due categorie con tassi di ingresso in sofferenza inferiori ai livelli pre-crisi (rispettivamente 1,3% contro 1,5% nel 2008 e 1,0% contro 1,2% nel 2008); dall’altro lato, il divario con il 2008 continuerà ad essere molto significativo per le microimprese (2,6% contro 1,8% nel 2008), il settore delle costruzioni (3,2% contro 1,8%) e l’area territoriale del Sud e delle Isole (3,3% contro 2,2% nel 2008), mentre PMI e imprese di grandi aumenteranno lievemente i flussi rispetto al 2018.

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