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Luglio 2020

Le Pmi e gli effetti del Covid-19: il Rapporto Regionale Cerved -Confindustria 2020

Le PMI di Mezzogiorno e Centro-Nord e la ripresa post Covid-19.

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Le Pmi e gli effetti del Covid

La lenta ripresa con cui le PMI italiane stavano recuperando le profonde ferite della recessione del 2009 aveva esaurito la sua spinta già prima del Covid-19, senza dubbio uno shock economico senza precedenti per la nostra economia.

Il rafforzamento della solidità finanziaria del biennio 2018 -2019 non sarà sufficiente per molte delle PMI a reggere l’urto degli effetti economici del Covid-19.

Secondo tutti gli istituti di ricerca nazionali e internazionali, il Covid-19 produrrà  impatti sull’economia senza precedenti, superando gli effetti della recessione del 2009, fin qui la peggiore nel secondo Dopoguerra per l’Italia.

È necessario, da un lato, garantire tempestivamente risorse finanziarie alle PMI che potrebbero entrare in crisi di liquidità e, dall’altro, agganciare una ripresa solida, che consenta loro di ripagare i debiti accumulati.

Il campione: analizzate 156 mila PMI su tutto il territorio nazionale

Il Rapporto Regionale PMI 2020 CervedConfindustria analizza lo stato di salute economico-finanziaria e le prospettive delle 156 mila società italiane che – impiegando tra 10 e 250 addetti e con un giro d’affari compreso tra 2 e 50 milioni di euro – rientrano nella definizione europea di piccola e media impresa.

Le PMI analizzate rappresentano un aggregato molto significativo, che costituisce l’ossatura della nostra economia. Con più di 93 mila società nelle regioni settentrionali (53 mila nel Nord-Ovest e 40 mila nel Nord-Est), il Nord è l’area con la maggiore presenza di PMI, che risultano comunque molto presenti anche nel Centro Italia (32 mila società) e nel Mezzogiorno (31 mila unità).

Questo aggregato produce un valore aggiunto pari a 224 miliardi di euro: il 39% è prodotto da PMI che hanno sede nel Nord-Ovest, il 28% da società del Nord- Est, il 18% da imprese dell’Italia Centrale e il restante 15% da piccole e medie imprese meridionali.

La maggiore densità imprenditoriale del Nord è accompagnata da una dimensione maggiore delle PMI, che producono in media un valore aggiunto del 30% superiore rispetto alle società dell’Italia Centrale (1,6 milioni contro 1,25) e del 50% maggiore di quelle che hanno sede nel Mezzogiorno (1,09 milioni).

Il rallentamento della congiuntura non ha intaccato il rafforzamento della struttura finanziaria delle PMI

La congiuntura più debole non ha tuttavia intaccato il processo di rafforzamento dei fondamentali finanziari delle PMI, che ormai prosegue da molti anni e che riguarda tutta la Penisola.

debiti finanziari sono cresciuti nel 2018 per il secondo anno consecutivo, con un’accelerazione rispetto al 2017 (+2,2% contro +1,2%), che ha riguardato anche il Mezzogiorno, area in cui la tendenza era stata particolarmente debole nell’anno precedente.

Parallelamente, le PMI hanno rafforzato il capitale proprio a ritmi decisamente più sostenuti (+8,5%), con una dinamica più intensa nel Nord (+8,8% nel Nord-Est) e (+9% nel Nord-Ovest) rispetto alla crescita comunque vivace delle PMI che  hanno sede nel Centro (+7,2%) e nel Mezzogiorno (+7,3%).

 Il Covid-19 avrà un impatto senza precedenti sui conti delle PMI, con ricadute molto pesanti sugli indici di redditività

Secondo tutti gli istituti di ricerca nazionali e internazionali, il Covid-19 produrrà  impatti sull’economia senza precedenti, superando gli effetti della recessione del 2009, fin qui la peggiore nel secondo Dopoguerra per l’Italia.

Per valutare l’impatto dell’emergenza sul sistema italiano di PMI è stato utilizzato  il modello predittivo di Cerved, che si fonda su un’analisi settoriale molto granulare, relativa all’andamento delle vendite di oltre 1.500 settori dell’economia italiana.

Il modello si basa su uno scenario di riferimento, che stima gli impatti del Covid-19 sulle imprese, considerando il periodo di lockdown e gli effetti del DPCM in un quadro di progressiva normalizzazione del contesto economico nazionale e internazionale.

Data la forte incertezza relativa all’evoluzione dell’epidemia, è stato considerato anche uno scenario pessimistico, in cui si ipotizza una seconda ondata di contagi e un nuovo lockdown in autunno, anche se di entità minore rispetto a quello di marzo e aprile.

In base a questo modello, si prevede che le PMI italiane contrarranno il fatturato del 12,8% nel 2020, con un rimbalzo nel 2021 dell’11,2%, insufficiente per ritornare oltre i livelli del 2019.

Nel complesso, questo si tradurrà in una perdita di 227 miliardi di fatturato nel biennio 2020-21 rispetto a uno scenario tendenziale di lenta crescita delle vendite.

In caso di nuove ondate del Covid-19, il calo dei ricavi è stimato a -18,1% per l’anno in corso (+16,5% nel 2021), con minori ricavi che sfioreranno i 300 miliardi di euro per le PMI analizzate nel biennio di previsione.

Gli impatti saranno fortemente asimmetrici a seconda dell’attività dell’impresa: le previsioni sono di shock maggiori per i settori più penalizzati dalle norme sul distanziamento sociale, dalla riduzione della mobilità, dagli effetti sul commercio internazionale: ad esempio è previsto un calo del 65% per le attività di proiezione cinematografica e del 51% per i trasporti aerei.

Allo stesso tempo, per un gruppo ristretto di settori si prevede un aumento delle vendite durante l’emergenza (+35% per il commercio on line e +17% per i dispositivi di respirazione artificiale).

L’impatto del Covid-19 sui sistemi territoriali di PMI dipenderà fortemente dalla specializzazione settoriale. Le previsioni sono di cali importanti in tutta la Penisola, con effetti negativi leggermente più contenuti nelle regioni del Mezzogiorno,  che beneficiano della maggiore presenza di imprese in settori anticiclici e in settori essenziali, che non hanno dovuto chiudere la propria attività durante la fase di lockdown.

Il fatturato è previsto nel 2020 in calo dell’11,5% per le PMI del Sud e delle Isole (16,3% nello scenario pessimistico di un nuovo lockdown in autunno), del 13% nel Centro (16,7%) e nel Nord-Ovest (16,9%), del 13,2% nel Nord-Est (17,4%).

Gli impatti sulla redditività saranno molto pesanti e sono stimati in una riduzione di circa il 40% dei margini lordi per le PMI tra 2020 e 2019, con differenze di pochi punti percentuali tra le regioni esaminate. Anche dopo il rimbalzo del 2021, i margini rimarranno inferiori di quasi dieci punti rispetto ai livelli del 2019.

Se si considera la redditività lorda prima della crisi del 2007, il divario sarà in media del 25%, con punte del -41% nel Centro e del -35% nel Mezzogiorno. Le conseguenze sulla redditività netta saranno ancora più consistenti: si prevede una perdita per il complesso delle PMI, con un ROE al -1,9% nel 2020 e un ritorno alla redditività nel 2021, ma a livelli fortemente ridotti rispetto a quelli pre-Covid (6,2% nel 2021, contro il 9,3% del 2019).

Questa dinamica riguarderà tutta la Penisola, con Lazio, Molise e Sardegna che faranno segnare gli indici peggiori nel 2020 (rispettivamente -10,2%, -9% e -9%). Nel 2021, per molte regioni la redditività netta risulterà dimezzata rispetto ai livelli pre-Covid.

Molte PMI avranno bisogno di forti iniezioni di liquidità per superare il 2020, con conseguenze sulla loro struttura finanziaria

Il Covid-19 rappresenta uno shock senza precedenti per le PMI italiane, che potrebbe trasformarsi in una recessione lunga e con conseguenze sociali difficilmente sostenibili nel caso di fallimenti in massa e di perdita di capacità produttiva.

Questo dipenderà sia dall’efficacia delle misure di breve termine, con cui il governo è intervenuto nella fase di emergenza per fornire liquidità al sistema, sia da quelle con un orizzonte più lungo, mirate ad agganciare una ripresa solida.

Un’analisi condotta sui bilanci delle PMI indica che più di un terzo delle 156 mila società analizzate (60 mila unità secondo lo scenario base e 70 mila in caso di una nuova ondata di contagi dopo l’estate) potrebbero entrare in crisi di liquidità nel corso del 2020 per effetto del Covid-19; sarebbero necessari tra i 25 e i 37 miliardi di euro per superare questa fase, evitando costi sociali molto importanti, con 1,8 milioni di lavoratori impiegati nelle PMI con potenziali problemi di liquidità.

Anche in uno scenario più pessimistico, di un nuovo lockdown in autunno, le dotazioni dichiarate dal Governo nell’ambito del Decreto Cura Italia (200 miliardi presso il Fondo Centrale di Garanzia più un’altra dotazione per le PMI presso Sace) sono dunque ampiamente sufficienti per coprire i fabbisogni delle PMI. Secondo la simulazione, un numero molto consistente di PMI avrebbe tuttavia registrato problemi di liquidità già a ridosso del lockdown (55 mila PMI in crisi ad aprile): i ritardi nell’erogazione dei crediti garantiti potrebbero aver già costretto molte aziende fuori dal mercato o a non onorare gli impegni con i propri fornitori.

Alla fine della crisi, gli squilibri regionali potrebbero ulteriormente ampliarsi

Le analisi regionali confermano che l’emergenza sanitaria potrebbe produrre effetti maggiori sui conti economici delle PMI che operano nel Nord, ma lasciare ferite più profonde nel Mezzogiorno, in termini di struttura finanziaria e di capacità di rimanere sul mercato.

Tra le regioni del Nord-Est, il Trentino-Alto Adige risulta quella più penalizzata dal Covid in termini di perdita di fatturato e calo delle redditività lorda e netta. Il leverage potrebbe risentire dello shock, ma la regione rimarrà una delle più solide di tutta la Penisola.

Gli effetti sull’Emilia-Romagna saranno meno intensi in termini di calo dei ricavi e della redditività lorda, con un leverage e un grado di rischio più alti rispetto alle altre regioni dell’area.

Nonostante impatti rilevanti su ricavi e redditività lorda, le PMI del Veneto rimarranno tra le più redditizie del Paese, con una leva mediamente bassa e poche imprese a rischio default.

La situazione è simile a quella del Friuli-Venezia Giulia, che però si caratterizza per una minore redditività delle PMI a fine 2021. Nel Nord-Ovest, la Valle d’Aosta evidenzia una situazione simile a quella del Trentino- Alto Adige: impatti molto intensi del Covid sui conti economici ma forte solidità, con un leverage molto basso e poche PMI a rischio di default.

Nel Piemonte gli impatti dell’emergenza sanitaria risultano più contenuti sui conti economici, con una situazione di rischio post-Covid tra le meno critiche della Penisola. In Lombardia il calo di ricavi e l’impatto della redditività risulta maggiore e la presenza di PMI a rischio superiore rispetto a quella del Piemonte.

La Liguria è la regione più fragile del Nord-Ovest: gli effetti sulla redditività lorda e sul leverage sono molto consistenti e il rischio di default è il più alto riscontrato in tutte le regioni del Nord.

Il Lazio è la regione con le performance peggiori a livello nazionale: gli impatti sui ricavi e sul Mol sono molto consistenti e la redditività sarà a fine periodo tra le più basse, con un leverage elevato e un alto numero di PMI a rischio default.

La Toscana si caratterizza per impatti molto forti sui ricavi e sui margini lordi, mentre si posiziona vicino alla media per leverage e quota di società a maggiore probabilità di insolvenza. Anche nelle Marche si prevede una forte caduta del fatturato e un leverage post-Covid tra i maggiori della Penisola. La redditività netta delle PMI umbre sarà tra le più basse, nonostante impatti contenuti su ricavi e margini lordi; il leverage risulterà nella media, così come la quota di PMI a rischio.

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